Mirante: "Sarei dovuto arrivare a Bologna a 16 anni"

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 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 88 volte
Fonte: http://gianlucadimarzio.com/it/bologna-mirante-il-cuore-non-andava-per-4-giorni-ho-pensato-che-con-il-calcio-avrei-chiuso
© foto di Federico Gaetano
Mirante: "Sarei dovuto arrivare a Bologna a 16 anni"

Sulle pagine odierne della Gazzetta dello Sport è possibile leggere un'intervista rilasciata alla rosea dal portiere rossoblù Antonio Mirante che, tra le altre cose, è tornato a parlare dei problemi cardiaci che l'hanno tenuto lontano dai campi e hanno fatto preoccupare molti, tra tifosi rossoblù e semplici amanti di questo sport, e ha rivelato inoltre un possibile scenario, mai realizzato, che l'avrebbe visto vestire il rossoblù già molti anni fa. Queste le sue parole, riportate da Gianlucadimarzio.com: 

Si parte appunto dalla questione più delicata: "Il cuore non andava alla perfezione, sentivo dei battiti anomali, fastidiosi. Ho chiamato il professor Zeppilli a Roma e sono andato da lui. Pensavo fosse routine e invece lui, con schiettezza, mi ha fatto approfondire. La risonanza mi ha preoccupato, all’inizio non ho detto niente ai miei. Poi mi hanno messo l’holter (uno strumento che misura l’attività cardiaca nell’arco di 24 ore). Per 4 giorni ho pensato che col calcio avrei chiuso. Si ha paura quando pensi che qualcosa si nasconda dentro di te. Mi hanno detto che c’erano delle anomalie."

Un ritorno alle origini, con gli esordi a Castellammare, proprio come Gigio Donnarumma: "Veniamo dalla stessa scuola calcio, Club Napoli. Quando giocavo io mi sbucciavo sulla terra, lui invece ha conosciuto il sintetico. Ci ha cresciuti Ernesto Ferrara, un maestro. Quando con Gigio ci siamo sfidati a San Siro, lo stadio più importante d’Italia, abbiamo ripensato a dove siamo partiti da piccoli". Mirante torna sul suo calvario: "In ospedale si sono alternati in tanti. Papà e mio cognato Raffaele Palladino: è venuto da Crotone ed è rimasto due giorni. E’ un fratello, qualcosa di più. Poi Stefano Russo, portiere alla Vibonese, e Luca Bucci, il mio preparatore, che mi sopporta da 7 anni".

Uno sguardo anche a Gasperini, avversario di domenica, e quel possibile scenario rossoblù: "Arrivai a Torino a 16 anni, alla Juve. Dovevo finire al Bologna ma Cinquini mi vendette a loro. Giocavo nel Sorrento in Interregionale e mi spostavo con la Circumvesuviana. Ne hanno fatti di sacrifici i miei e soldi ne avevamo pochi. Papà operaio, mamma casalinga, tre figli, due maschi e una femmina. Alla Juve capii che la mia strada era quella del calcio, ma soffrii a lungo. Feci il secondo negli Allievi nazionali, un anno e mezzo senza giocare. Fin quando Gasperini non mi lanciò con la Primavera. Credette in me. Vincemmo un Viareggio. Poi mi volle a Crotone in B. Grandissimo".

Qualche parola anche su Buffon, idolo di qualunque portiere italiano: "Una scuola. Quando smetterà diremo che è stato il più grande. Non ha mai subito le pressioni o la critica ed è uno che non può permettersi neppure di sbagliare un rinvio. E’ un atleta incredibile e il ruolo del portiere è il più difficile, devi essere un atleta perfetto. Donnarumma? Mi piace molto. Il futuro è suo. Ammiro Meret, Cragno e Gomis, che il Bologna aveva preso per sostituirmi e ora è a Salerno. Con Bucci si migliora". Futuro: "Fino al 2019 ho il contratto qui. Ho una passione troppo forte".

Infine qualche curiosità extra-calcistica: "Single? Ormai mi sono abituato così. Eppure le fidanzate le ho avute. Una da Castellammare venne da me a Genova. Ora che sto solo da anni faccio fatica a entrare in un rapporto stabile. Social? Non li usoin modo compulsivo. Cucinare? Mai cucinato in vita mia. Tutte le sere al ristorante. E un tortellino lo mangio, come la lasagna di mamma. Sono uomo del sud in tutto. Amo Castellammare e la Juve Stabia, anche se devo regalare troppe maglie. Mi piacciono le belle ragazze, tutto parte da lì. Cassano dice di averne avute 600. Io non arrivo a metà della metà".