Tra tradizione e innovazione

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 429 volte
Tra tradizione e innovazione

Quello che si sta delineando nei primi giorni di Luglio è un Bologna che sembra essere alla deriva in quel mare che divide tradizione ed innovazione, anche se la rotta sembra essere leggermente più propensa a raggiungere il Nuovo Mondo chiamato "Futuro". 
Per raggiungerlo, però, è necessario che dall'imbarcazione vengano gettati alcuni pesi che potrebbero rallentarla, e dunque ecco che, agli occhi di molti, questi pesi prendono la forma del Logo e della trasmissione televisiva delle amichevoli che vedranno i rossoblù scendere in campo. 

Partendo dal punto più delicata, ovvero quella del Logo, si potrebbero dire tante cose anche se, essendo passati quattro giorni dalla sua presentazione, sarebbe difficile non affondare, restando in tema, nella banalità, ma è un rischio che ogni tanto si può affrontare: 
Le nuove maglie presentate in concomitanza dell'apertura della campagna abbonamenti, come tutto certo già saprete, presentano un logo bianco su sfondo blu - e non bianconero, come molti sostengono - che va a riprendere altri dettagli, quali sponsor, colletto o rifiniture, monocromatici. Piccola parentesi: ritengo che il "mezzo colletto" sia molto più meritevole di critiche e diffamazioni. 
Tornando alla questione principale, la scelta di presentare un logo monocromatico ha generato un polverone talmente grande da risvegliare dal letargo tutti i sostenitori del "Il Bologna ai bolognesi" - anche qui piccolo pensiero personale: prospettiva evitabile, soprattutto considerando le esperienze passate - che hanno accusato Joey Saputo ed i suoi collaboratori di vilipendio alla bandiera. Accusa che potrebbe, ma soprattutto dovrebbe, essere considerata leggermente eccessiva: in primo luogo quello ad essere cambiato non è lo stemma societario, ma un logo che apparirà sulle divise da gioco per il prossimo anno e che, in fin dei conti, è cambiato soltanto nel colore. E no, nonostante quello che potrete pensare, non è un presagio dell'arrivo di maglie fucsia o giallo-nere, è semplicemente una scelta di marketing poco felice, e che quindi è molto difficile che possa essere riproposta in futuro. In secondo luogo, appunto, il marketing: disegnare magliette per il calcio non è mai facile, basti pensare al lavoro fatto dalla Nike per l'Inter o il PSG, dato che i progetti realmente vincenti potranno essere tre, massimo quattro, nell'arco di svariati decenni, e ripeterli porterebbe alla morte delle vendite. 
In conclusione, dunque, almeno per quest'anno una caduta la si può anche accettare senza dichiarare guerra. Se poi già dalla prossima stagione non si tornasse all'originale, allora il discorso cambierebbe radicalmente. 

Passando al secondo punto del discorso, le quattro amichevoli che il Bologna disputerà al campo Laranz di Castelrotto saranno trasmesse esclusivamente in streaming sulla pagina Facebook della società rossoblù. 
"Vergogna! Mancanza di rispetto! E la TV?" le frasi più gettonate da quei pochi che, nella loro opera di critica, hanno abbandonato la questione delle maglie per dedicarsi a quest'ultima. 
Mossa giusta quella del Bologna? O si tratta realmente di un nuovo segnale apocalittico che porterà alla fine del Bfc come lo conoscevamo? Ancora una volta la risposta sta nel marketing, e può essere generata da due semplici domande: Quante persone, ogni giorno, visitano la pagina social dei rossoblù? E quante altre, realisticamente parlando, rinuncerebbero a una giornata di svago al mare, piuttosto che in qualsiasi altra località, per restare in casa a guardare la partita, quando potrebbe far coincidere le due cose osservando le prestazioni dei ragazzi di Donadoni tramite il proprio smartphone? 
Certo, rimane il problema legato all'infima qualità della linea internet in Italia, ma se Saputo ponesse rimedio anche a questo meriterebbe una statua dorata nelle piazze di ogni città italiana.