Questione di prospettive

25.09.2018 10:59 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 47 volte
Questione di prospettive

Tutto cambia a seconda della prospettiva, nulla può fuggire a questa condizione.

Un quadro può risultare bellissimo, se visto in primo piano, e allo stesso tempo orribile, solamente muovendosi di un passo verso qualsiasi direzione. Un tavolo può essere perfetto, quando visto in esposizione, e poi diventare indigesto una volta posizionato in casa. Una canzone può essere considerata il più grande capolavoro mai scritto, e poi essere odiata a seconda dello stato d'animo dell'ascoltatore. Già, perché la prospettiva non è soltanto un fattore geometrico, ma anche mentale. Anzi, forse soprattutto mentale. 


A tal proposito viene subito in mente un episodio della quinta stagione di How I Met Your Mother, all'interno del quale i protagonisti sono accompagnati da una domanda semplice quanto delicata: "è un coniglio o un'anatra?".
Il tutto nasce da una delle più classiche illusioni: in un'immagine è raffigurato un animale, il quale, a seconda della prospettiva, può essere riconosciuto come coniglio o come anatra. In questo caso, però, l'illusione viene analizzata secondo i fattori emotivi dei personaggi coinvolti, e quindi l'amore, la felicità, ma anche la delusione e la tristezza avranno la meglio sul semplice punto di osservazione nello spazio. 

Allo stesso modo, questo discorso può essere trasferito su ciò che succede in un campo da calcio, o meglio su ciò che avviene dopo che su un campo da calcio non c'è più nessuno. Esempio perfetto è la partita di domenica fra Bologna e Roma.  

Qualcuno, soprattutto chi mi conosce o ha già letto altri prodotti della mia prevedibile mente, penserà già che si voglia andare a parare sul solito discorso e sulle critiche piovute sulla squadra nel corso delle quattro partite precedenti. No, o meglio, non proprio. Come si suol dire, i giocatori non erano dei cessi prima e non sono dei fenomeni adesso, sono semplicemente un gruppo che sta cercando la sua identità, e questo può probabilmente essere un passo fondamentale per la conclusione di questa ricerca.


Quello che si vuole andare ad analizzare è un singolo elemento, il quale può essere visto come esempio o come monito, di questo gruppo, quello più -ingiustamente- criticato dall'esatto istante in cui ha messo piede sotto le Due Torri. E ovviamente parliamo di Federico Santander. 
"Fuori forma". "Inutile". "Incapace". Questi sono solo alcuni degli, edulcorati, epiteti, che hanno accompagnato il paraguayano negli scorsi mesi, il primo dei quali deriva proprio da un gioco di prospettiva successivo alla prima foto scattatagli a Bologna, ironico vero?


Ora, queste critiche sembrano sparite, soppiantate da complimenti per il gol ed il lavoro sporco svolto nel corso della partita. Nulla che possa fornire chissà quali spunti, se non fosse per il fatto che questo lavoro ora tanto elogiato, e più di qualcuno lo avrà notato, è lo stesso lavoro svolto nelle partite precedenti. Certo, il lavoro principale di un attaccante è segnare, ma il Santander che lotta su ogni pallone, che cerca di tenere alta la squadra, che copre quasi ogni zolla della metà campo offensiva, che cerca, spesso riuscendoci, di vincere ogni duello aereo con gli avversari è sempre stato qui, era semplicemente oscurato dalla prospettiva di un gol che tardava ad arrivare. E sono pronto a scommettere che, qualora non segnasse nelle prossime due partite - chiamare in causa soltanto la prossima è troppo facile, una scommessa così non verrebbe mai quotata - questa prospettiva tornerà. Ma il gioco è anche questo, tutto cambia a seconda della prospettiva, nulla può fuggire a questa condizione.