Provincialismo

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 30 volte
Provincialismo

Se c'è un termine che, per molto tempo, ha accompagnato il Bologna quello è sicuramente "provincialismo": nel bene - raramente - e nel male - più di quanto sia possibile vedere con uno sguardo superficiale - questa definizione è stata presente con una costanza tale da permetterle di mettere radici all'interno del pensiero che circonda questa squadra, sia esso esterno o meno, portando di conseguenza alla situazione attuale. 

Fin dall'arrivo di Saputo, quasi tre anni fa, la speranza di molti è stata quella di vedere finalmente l'aggettivo "provinciale" molto distante dalle parole "Bologna", "Bfc" e "rossoblù". Purtroppo tutto ciò non è ancora avvenuto, e la colpa non può essere trovata nell'impegno del canadese - o, almeno, non solo in esso - ma anche e soprattutto nell'atteggiamento di molti tifosi che, inconsapevoli, pur di distaccarsi dal provincialismo non hanno fatto altro che fomentarlo. O meglio, abbiamo, dato che escludersi dal discorso sarebbe come una sopravvalutazione delle proprie qualità. 
Tutto questo provincialismo si è quindi riproposto nelle - solite - affermazioni che vengono pronunciate quando viene tirato in ballo l'argomento Bologna nella sua interezza. 

Parlare ancora una volta dei due schieramenti estremisti che, a prescindere da tutto, si schierano pro e contro Saputo sarebbe soltanto una ripetizione di quanto già detto in innumerevoli occasioni, quindi passiamo direttamente ad un altro punto, che in questi giorni estivi risulta essere caldo come l'asfalto sul quale passiamo ogni giorno: Palacio e i suoi soci. 

L'ex giocatore dell'Inter è, infatti, soltanto l'ultimo nome accostato al Bologna di una lista di giocatori, un tempo grandi, in cerca di riscatto o di una pensione ed è il nome più voluto da migliaia di tifosi, i quali rifiutano, proprio per la sua decaduta grandezza, di prendere in considerazione le questioni anagrafiche o economiche.
Come già detto, è possibile riscontrare i sintomi del provincialismo in questa volontà o, meglio, nella manifestazione di quest'ultima: 
Mettendo le mani avanti, Palacio è sicuramente un giocatore di qualità e che potrebbe essere un ottimo rincalzo da far scatenare negli ultimi 20/30 minuti, provando così a spaccare le partite più ostiche, e sarebbe anche un ottimo senatore sul quale puntare per la crescita dei tanti giovani che compongono la rosa del Bologna. C'è però un grosso MA, e forse anche più di uno:
Partendo proprio dall'ingaggio, "El Trenza" nell'ultima stagione di Serie A con l'Inter ha guadagnato 2,4 milioni di euro (fonte: ilGiornale.it), una cifra che nessun giocatore del Bologna, bonus compresi, può attualmente pensare di guadagnare. Voler acquistare ad ogni costo, letteralmente, il suo cartellino significa ignorare tutte le conseguenze che uno stipendio del genere potrebbe portare. Elargire uno stipendio tale ad una riserva - perché altro non potrebbe essere, salvo eventuali e difficilmente realizzabili grosse sorprese - porterebbe all'aumentare delle richieste di adeguamento contrattuale da parte degli attuali elementi della rosa: volendo prendere ad esempio due giocatori da tutti definiti incedibili e fondamentali, Verdi e Di Francesco, cosa impedirebbe loro, proprio grazie agli aggettivi a loro riservati, di chiedere uno stipendio maggiore, magari meritato, ma che a bilancio peserebbe come un macigno? Il discorso cambierebbe drasticamente, invece, qualora il compenso del giocatore passasse a 5 zeri dagli attuali 6.
Si potrebbe anche parlare dell'età del giocatore, che il 5 febbraio scorso ha spento 35 candeline, e le motivazioni che lo accompagnerebbero in questa nuova avventura, ma queste sono da sempre le più grandi icognite del calcio. Certo, non tutti possono essere Ibrahimovic, che come un buon vino migliora con l'età, ma nulla glielo impedisce. 

Non solo Palacio, però, rientra in questa discussione, dato che appunto sono stati, e probabilmente saranno anche in futuro, molti i giocatori sul viale del tramonto sognati da molti tifosi. In primo luogo si possono citare Alberto Gilardino e Alessandro Diamanti, che in molti sperano possano tornare a vestire il rossoblù durante ogni sessione estiva di calciomercato, senza tenere in considerazione le prestazioni, o presunte tali, messe in mostra dal loro addio al rossoblù. Anche lo stesso desiderio di vedere Drogba, al tempo in procinto di vestire la maglia nerazzurra degli Impact, a Bologna può essere ricondotto a quanto detto prima. 

Il grande nome piace sempre a tutti, inutile metterlo in dubbio, ma piuttosto che volerlo vedere a tutti i costi (alti) richiamare in campo Marco Di Vaio, già stipendiato da Saputo, potrebbe avere lo stesso effetto.