L'erba del vicino è sempre più neroverde

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 523 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
L'erba del vicino è sempre più neroverde

Notizie delle ultime ore è la presenza di Eusebio Di Francesco, attuale allenatore del Sassuolo, nella lista dei papabili sostituti di Donadoni, nel caso in cui il tecnico di Cisano Bergamasco non solo non veda rinnovato il proprio incarico ma, anzi, venga sollevato da esso al termine di questa stagione. Questa notizia, ovviamente, ha spaccato in due l'opinione pubblica, come poche altre notizie erano riuscite a fare, ed i sostenitori rossoblù si sono ritrovati a convivere con qualche dubbio: Cambiare si? Cambiare no? Cambiare per chi? 
A quest'ultima domanda in molti hanno visto in Di Francesco, padre, la risposta più vicina alle loro speranze. Una risposta che, se venissi interpellato e solo nel caso in cui Donadoni effettivamente non avesse più niente da dire sotto le Due Torri, darei anch'io.
Va anche detto, però, che trovo molto difficile la realizzazione di questo scenario, in primis perché Donadoni è vicino - mancano soltanto otto punti - al raggiungimento degli obiettivi stagionali posti da Saputo, e in secondo luogo, con un dettaglio legato al primo, questa società ha mostrato che, fatta eccezione per le situazioni veramente gravi, non vede di buon occhio l'allontanamento di un allenatore prima del termine naturale del suo contratto, almeno non a stagione ancora in corso. Si può dire, giustamente, però che questa società si è insediata soltanto tre anni fa - lasso di tempo estremamente breve per poter giudicare la gestione degli allenatori, e il caso-Corvino insegna che tutto può succedere. Staremo a vedere. 
La realizzazione di questo scenario non passa esclusivamente da Donadoni, bisogna anzi, e soprattutto, considerare la situazione che sta vivendo Di Francesco e le possibili strade che gli si possono aprire: Squinzi ha già detto di voler fare tutto il possibile per prolungare la vita del binomio vincente formato dalla sua squadra e dal tecnico di Pescara, ed attualmente - escluso, forse, lo stipendio - il Sassuolo non ha molto in meno da offrire rispetto al Bologna, essendo una squadra che ha dimostrato, forse con l'aiuto anche di qualche congiunzione astrale e senza la sfortuna che in questa stagione è diventata ospite fisso al Giglio, che può ambire a qualcosa in più dei 35 punti della classifica attuale. Stesso scenario, presente e futuro, che può fornire il Bologna. 
Oltre al Sassuolo, poi, ci sono tutte quelle "big" interessate a Di Francesco le quali, oltre a non avere problemi per pareggiare o superare qualsiasi offerta monetaria, possono anche mettere sul piatto ambizioni più gloriose. 

Questa ipotesi, certamente suggestiva, mi fornisce un ulteriore spunto di riflessione, in una chiave che forse può sembrare più polemica rispetto ai canoni che spero di aver mantenuto fino ad ora, a proposito del rapporto fra i tifosi rossoblù e l'immagine che, in parte, hanno del Sassuolo. Rapporto che si può riassumere con una frase: "l'erba del vicino è sempre più neroverde."
Negli anni passati, infatti, in molti hanno guardato al Sassuolo come modello da raggiungere, una squadra prevalentemente formata da giovani promettenti da formare, coadiuvati da senatori in grado di fornire l'esperienza e l'aiuto necessario, e che potessero ambire a risultati importanti, come la qualificazione ottenuta per l'Europa League. 
E quando, grazie a Saputo e soci, anche il Bologna ha iniziato a seguire questa impostazione in molti avranno pensato di poter raggiungere e superare in brevissimo tempo i vicini neroverdi, salvo poi rimanere delusi quando loro, con due stagioni in più nella massima serie ed un progetto societario che va avanti da quasi 15 anni, sono giustamente riusciti a raggiungere quell'obiettivo per primi, diventando così - sempre per alcuni, mai per tutti - una sorta di società difficile da raggiungere, anche ora che, in classifica, si trova alle nostre spalle. 
Anche Eusebio Di Francesco, poi, non è stato immune dall'effetto-Sassuolo, grazie sicuramente anche agli innegabili meriti e qualità che gli vanno riconosciuti e che possiede, diventando qualcuno che Donadoni non potrà mai raggiungere, soprattutto perché il primo è riuscito a portare una squadra come il Sassuolo in Europa League, dimenticando che Livorno, in parte, e Parma non hanno raggiunto lo stesso risultato grazie allo Spirito Santo.