L'arte di non farsi andare bene nulla

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 45 volte
L'arte di non farsi andare bene nulla

Il giorno dopo Sassuolo-Bologna me l'ero immaginato diverso. Mi ero creato castelli mentali che secondo la mia visione erano realistici e molto plausibili, evidentemente il "pubblico" di Bologna non aveva ancora smesso di stupirmi. E sottolineo quelle virgolette, dato che ancora non ho trovato un termine adatto a questa tipologia di spettatori che riesce nell'impresa di non accettare mai nulla, ma rimane comunque in grado di creare sempre nuove contraddizioni ai limiti del ridicolo. 
Ed è così che, dunque, sto vedendo il giorno dopo Sassuolo-Bologna, come una contraddizione che ha preso forma. 

Andiamo per gradi e osserviamo nel dettaglio le più grottesche sentenze pronunciate in queste ore, partendo proprio da chi ha permesso ai rossoblù di tornare al successo: "Mattia Destro ha segnato un gol che farebbe anche un bambino di 5 anni, la sua prestazione è stata insufficiente."
Sorvolerò sul significato letterale di queste parole dato che, perdonate il mio scetticismo, dubito che un bambino di 5 anni sia in grado di crearsi l'opportunità, facendo gioco di squadra con i compagni, di buttare in rete una palla che, soltanto al termine dell'azione, era effettivamente un gol già scritto. 
Concentrandosi invece sulla contraddizione che queste parole portano, essa va ricercata in quanto detto nei giorni, settimane, mesi precedenti, dove l'ex giocatore della Roma era visto come il male assoluto di questa squadra che non sarebbe stato in grado di segnare neanche a porta vuota. Ecco, ora che l'ha fatto la sua colpa, non potendogli attribuire una sconfitta, è diventata l'aver segnato un "gol facile", perché d'altro canto lo sappiamo, i "gol facili" non vengono annotati sul tabellino e non influiscono sul risultato finale o sulle statistiche degli attaccanti, infatti Inzaghi era un pivello che ha segnato soltanto 3 reti in carriera. 

Il secondo punto riguarda invece il silenzio stampa. Si potrebbe parlare per ore di questo argomento, sul perché quella fetta di persone poco avvezza al piacere - i maigoduti, in poche parole, ma utilizzare questo veritiero termine scatena più problemi del professarsi stregone nella Salem di fine '600 - non abbia il diritto di sentirsi penalizzata da questa scelta, oppure sul quanto la stampa sportiva bolognese stia percorrendo un sentiero poco pulito mentre si indigna per la giustissima scelta della società. E forse, dato che scrivo queste parole nella speranza che qualcuno possa leggerle, potrei ritenermi anch'io indignato per questo silenzio, ma purtroppo non faccio parte di quella élite giornalistica, così raffinata ed imparziale, e che mai nel corso di questi anni ha dimostrato di preferire chi, pur rovinando una gloriosa società, gli forniva esclusive ed interviste in cambio di false parole lusinghiere nei propri confronti. 
Potrei continuare, come detto, ma credo che sia più che sufficiente limitarsi ad accennare a questi argomenti. 

Terzo, ed ultimo, punto, infine, riguarda il caos che si è generato a proposito del mancato lancio di una maglietta alla "curva" rossoblù. Anche in questo caso, le virgolette sono più che dovute, dato che di curva, in quel di Reggio Emilia, non si è potuto parlare. E non se ne è potuto parlare proprio perché la Curva, quella con la C maiuscola, ha disertato questa trasferta, decidendo di lanciare un giusto e forte messaggio, recepito dalla squadra ma non da chi, evidentemente, è troppo attaccato ai colori per saltare una trasferta di 70 kilometri, ma forse avrebbe, stranamente, aderito volentieri se lo sciopero si fosse fatto in occasione di un Palermo-Bologna, o un Napoli-Bologna, o qualsiasi altra trasferta che comporti l'abbandono di Mamma Emilia. 
Per questo motivo, dunque, è stato giusto evitare questo scambio che, seppur con le migliori intenzioni, sarebbe potuto sembrare come un segno di sfida, piuttosto che una contraddizione - dato che effettivamente ne abbiamo viste fin troppe - nei confronti di tutte le mosse attuate nelle ore precedenti e successive o una qualsiasi altra scelta della quale non possiamo sapere nulla.