L'aristocrazia del pallone, tra passato, presente e futuro

 di Riccardo Rollo Twitter:   articolo letto 193 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
L'aristocrazia del pallone, tra passato, presente e futuro

"In una società cialtronesca come è diventata l'italiana, nella quale la nullità e la megalomania si danno ovunque la mano, è inevitabile che chi conserva un grano di dignità e di saggezza viva nascosto e, se ciò non è possibile, si mimetizzi. Non esistendo più nessuna intesa e anzi nessun piano comune salvo che con pochi amici, a tutti gli altri bisogna dire sempre di sì, come si fa con i pazzi."

Mario Andrea Rigoni è uno scrittore italiano di Asiago, il quale, nel 1993, ha prodotto un piccolo gioiellino dal titolo "Variazioni sull'impossibile". Il contenuto di questo scritto letterario, seppur risalente a oltre vent’anni fa, è perfettamente presentabile anche nell’attuale situazione italiana, calcistica e non.

Partiamo da un presupposto, probabilmente presuntuoso, ma poco mi importa: non tutti possono parlare di calcio. Esporre a proposito di un argomento richiede conoscenza, intelligenza ed onestà intellettuale. Pensate forse di essere dotati di queste tre fondamentali componenti? Io, personalmente, rispondo di no, ma sicuramente – vedesi frase posta ad inizio editoriale – voi mi risponderete tutti di sì. Rimango un fiero sostenitore della cosiddetta aristocrazia del pallone, in cui siano banditi tutti coloro che criticano o elogiano senza avere la benché minima competenza sugli argomenti trattati. Per il resto, per le chiacchiere fine a se stesse, esistono i bar. Purtroppo però l’essere umano è quello che è e in troppi parlano prima di pensare. Pertanto l’aristocrazia del pallone la creo nella mia testa, sforzandomi di ignorare il più possibile le voci di chi, volutamente, critica per il solo gusto di criticare.

La stagione del Bologna ormai è di fatto terminata. La salvezza raggiunta non deve tuttavia far perdere stimoli alla squadra di Donadoni, anche perché il tecnico bergamasco rimarrà sicuramente alla guida dei felsinei anche nella prossima stagione. Certo, delle quattro partite rimaste, solo le ultime due contro Milan e Juventus sembrano rappresentare delle sfide stuzzicanti, anche se chi ha buona memoria e si lega ogni minima cosa al dito come il sottoscritto potrebbe storcere il naso. Difatti abbiamo alcuni sassolini dalle scarpe da toglierci sia contro l’Empoli che contro il Pescara. La squadra toscana ci batté nel dicembre 2015 al Dall’Ara e Maccarone festeggiò bevendo birra in panchina. Andare al Castellani per vincere e compromettere il cammino salvezza degli uomini di Martusciello? Non mi dispiacerebbe. Della serie “Stavolta la birra la beviamo noi”.

Così come non mi dispiacerebbe battere il Pescara tra le mura amiche, quel Pescara ancora convinto che i rossoblu abbiano rubato la promozione in serie A della stagione 2014/2015 ed etichettato da note riviste nazionali – sia durante la scorsa edizione della serie B, sia ad inizio stagione, dopo il 2-2 contro il Napoli - come il “Barcellona d’Italia”. Il risultato? Squadra già retrocessa e con una delle medie punti più basse nella storia del campionato di serie A.

E noi? Noi siamo sempre alla ricerca di continuità, ci manca sempre quel quid in più per fare il salto di qualità, per rimanere stabilmente in posizioni di tutto rispetto in classifica ed iniziare a guardare con desiderio la zona-europa. Il mercato estivo dovrà, in tal senso, dare qualche risposta importante, fermo restando che gli elementi di spicco di questa squadra rimangano sotto le due Torri.