It's an italian thing: il Conte diventa Re d'Inghilterra

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 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 44 volte
© foto di Imago/Image Sport
It's an italian thing: il Conte diventa Re d'Inghilterra

King Claudio Ranieri, nonostante fosse stato costretto all'esilio prematuro, questa mattina si è svegliato consapevole di non avere più il diritto di sedersi sul trono calcistico più ambito della Terra d'Albione. Quel trono da oggi sarà occupato da Antonio Conte, che ieri sera ha finalmente ricevuto la tanto ambita investitura, ed è diventato sovrano. 
It's an italian thing, we can say, dato che per il secondo anno consecutivo è un allenatore italiano ad alzare il trofeo della Premier League e, volendo andare un po' indietro nel tempo, l'ultima squadra inglese a vincere la Champions League vedeva l'italiano Di Matteo seduto sulla propria panchina. Tutto ciò non si limita soltanto all'Inghilterra, però, i tecnici italiani sono vincenti un po' dovunque: Ancelotti si è infatti aggiudicato il Meisterschale con il suo Bayern Monaco, Massimo Carrera ha conquistato la Russian Premier League con lo Spartak Mosca e, comunque vada, anche se è un dettaglio che - per ovvi motivi - può passare in secondo piano, sarà un allenatore italiano a conquistare il campionato di Serie A. Non male, dunque, ma torniamo a Conte. 

Sul tecnico leccese si è detto molto, in chiave prettamente negativa, ad inizio anno, e molto si sta dicendo ora, spesso esagerando ed arrivando ad inventare coincidenze o oscurando eccessivamente il passato del Chelsea e dei suoi giocatori, che soltanto due anni fa erano riusciti a conquistare il loro quinto titolo, ma d'altro canto questi discorsi riflettono la realtà. 
Conte, effettivamente, è stato vicino all'esonero - secondo i bookmakers inglesi, quelli che a suo tempo hanno accettato scommesse sul nome del futuro principino - dopo 7 giornate, l'ultima delle quali vinta contro l'Hull City, nelle quali aveva raccolto 13 punti, fallendo però gli appuntamenti con Liverpool e Arsenal. Da li in poi è stato tutto, o quasi, in discesa: nelle due partite successive il Leicester dell'allora Re è stato liquidato con un 3-0 ed il Manchester United di Mourinho - proprio quel Mourinho che moltissimi tifosi del Chelsea hanno ancora nel cuore, essendo l'allenatore più vincente della storia dei blues, e l'ultimo a vincere la Premier prima di Conte - è stato costretto a raccogliere quattro volte il pallone. A seguito di quella partita lo Special One criticherà poi l'atteggiamento di Conte, e teniamo a mente questo dettaglio perché ci tornerà utile più avanti. 
A queste due nette vittorie ne sono seguite altre 10, con alcune vittime illustri, come il City di Guardiola sconfitto con un 3-1 a domicilio, o il rumorosissimo 5-0 con il quale il Chelsea ha liquidato la pratica Everton. 
Altro dettaglio da non sottovalutare, nel corso dei due mesi che sono stati occupati da queste vittorie, i due giocatori a vincere il titolo di Giocatore del Mese sono stati Eden Hazard e Diego Costa. Non ci sarebbe nulla di eclatante, sono due giocatori di assoluto livello e che rappresentano al meglio il terminale offensivo del Chelsea, se non fosse per il fatto che, nella passata stagione, erano stati additati come due dei giocatori che avevano fatto fuori Mourinho e che, secondo molti, anche quest'anno avrebbero giocato contro il proprio allenatore in risposta alle richieste di sacrificio che sicuramente Conte avrebbe fatto loro. Evidentemente, così non è stato. 
Ed è a questo punto della stagione che, probabilmente, King Antonio ha messo una grossissima ipoteca sul titolo, nonostante il Tottenham non si sia mai seriamente fatto da parte, senza subire eccessivi cali. Cosa che però non ha fatto neanche il Chelsea che, dunque, con la vittoria di ieri sul WBA, ha finalmente conquistato la Premier League. E con questo chiudiamo la parentesi puramente calcistica. 

Sarebbe sbagliato, però, parlare dei successi di Conte limitandosi al campo. Sufficiente, sicuramente. Esaustivo, altrettanto. Ma, senza dubbio, incompleto. Non si può parlare dell'ex allenatore della Nazionale senza mettere in campo quel lato umano che l'ha fatto amare da tutti i suoi tifosi, odiare, se così possiamo dire, dai tifosi avversari ed ha generato le critiche di Mourinho che avevamo accennato in precedenza. Lui è così, o lo odi o lo ami. Ne puoi riconoscere l'assoluto valore, ma se lo affronti da avversario - soprattutto se sei un tifoso - non potrai mai accettarlo del tutto, per molti motivi. 
Conte, nella sua avventura italiana, ha dimostrato di avere un DNA vincente, inutile negarlo, generato forse da un ego non troppo minuto, il quale, seppur in maniera esasperata, viene sottolineato anche dalle tante parodie incentrate su di lui: "Sono Antonio Conte, miglior allenatore del mondo" vi ricorda qualcosa? Ed è da questi due aspetti che si formano le due facce della medaglia-Conte, anche se potremmo dire che entrambe sono caratterizzate da una sola cosa: l'esuberanza. 
Perché Conte è esuberante, l'ha dimostrato in varie occasioni con le sue esultanze che hanno si fatto la felicità dei suoi tifosi, ma che agli occhi dei tifosi possono sembrare un oltraggio, anche se quasi sicuramente l'intento del tecnico non è quello di offendere. In Italia possiamo ricordare un'esultanza un po' troppo calorosa al Dall'Ara quando, dopo che con la sua Juventus aveva vinto lo scontro con il Bologna, si è lasciato andare ai festeggiamenti guardando i tifosi avversari. 
Ma, mi ripeto, è così: o lo odi o lo ami. C'è stata un'unica eccezione, almeno per quanto riguarda i tifosi italiani nella loro totalità, o quasi: quando Conte ha allenato la Nazionale Italiana. Perché quel suo DNA vincente e quel suo ego sono una manna dal cielo se sei un suo tifoso, ma da avversario, Conte, non lo vorresti mai vivere.