Il massacro di Monaco: quando la storia macchia di sangue le pagine dello sport

06.09.2018 07:39 di Riccardo Rollo Twitter:   articolo letto 63 volte
Il massacro di Monaco: quando la storia macchia di sangue le pagine dello sport

Quello che accadde in Germania, e precisamente a Monaco di Baviera, tra il 5 e il 6 settembre 1972, ha davvero dell'incredibile. Gli eventi storico-politici di importanza mondiale macchiarono ancora una volta di sangue le pagine del grande libro dello sport. Il clima di festa che allietava le Olimpiadi estive in corso nella capitale della Baviera fu ben presto sconvolto da un sanguinoso attacco terroristico. 
Otto membri di Settembre nero, un movimento affiliato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, entrarono nel villaggio olimpico, facendo irruzione nella palazzina degli atleti israeliani. 
Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e Yossef Romano, specializzato nel sollevamento pesi, opposero resistenza e vennero immediatamente uccisi, mentre altri nove atleti si ritrovarono in ostaggio. 
I terroristi chiesero, attraverso due fogli di carta lanciati dal balcone, la liberazione di 234 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane e di due terroristi tedeschi. Pretendevano inoltre tre aerei per lasciare la Germania.
Il cancelliere tedesco Willy Brandt, primo ministro della Germania Ovest, prese subito contatti con il primo ministro israeliano Golda Meir, la quale si oppose a qualsiasi tipo di trattativa e offrì semplicemente l’invio di una squadra speciale per effettuare un blitz. 
La Germania scelse però la strada della trattativa con i terroristi. 
Il programma delle Olimpiadi proseguì regolarmente, nonostante la notizia del rapimento si fosse ormai diffusa in tutto il mondo.
La sera di quello stesso giorno la situazione parve sbloccarsi. 
I terroristi vennero fatti salire con gli ostaggi su due elicotteri atterrati nel piazzale del villaggio olimpico. L’obiettivo era quello di trasferirli alla base aerea di Furstenfeldbruck e da lì, come da loro richiesto, farli partire con un aereo per Il Cairo. Attorno alle 22.30 gli elicotteri con gli ostaggi atterrarono alla base: scesero i quattro piloti e i sei terroristi. 
La polizia tedesca aveva preparato una trappola, nel tentativo di liberare gli atleti. L’operazione si rivelò però fallimentare, dal momento che mancavano un numero sufficiente di uomini addestrati e le attrezzature necessarie per la riuscita dell’operazione. 
Gli agenti furono così costretti ad aprire il fuoco in modo sommario. I terroristi risposero uccidendo gli ostaggi, consapevoli del fatto che non sarebbero mai riusciti a fuggire da lì.
Nell’operazione morirono tutti gli atleti sequestrati, cinque terroristi e un poliziotto tedesco. 
Gli altri tre terroristi vennero arrestati, ma saranno rilasciati il 29 ottobre dello stesso anno nella trattativa per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa.
I Giochi di Monaco saranno sospesi per un solo giorno, in cui si svolgerà una cerimonia in ricordo delle vittime.
Solo venti anni dopo quella strage, le autorità tedesche decideranno di fornire ai loro legali una documentazione dettagliata di quanto successo a Monaco in quelle ore. Centinaia sono le pagine di un rapporto del quale fino a quel momento era stata negata l’esistenza, pagine che raccontano, tra le altre cose, del corpo di Yossef Romano evirato davanti ai compagni quando era ancora in vita e di altri cadaveri rinvenuti con le ossa fratturate.
Durante il massacro di Monaco, lo sport ha visto ancora una volta macchiarsi di sangue le sue pagine.