Esiste veramente un "caso Destro"?

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 75 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Esiste veramente un "caso Destro"?

L'argomento del giorno, per quanto riguarda l'ambiente calcistico bolognese, è lo scoppio del "caso Destro". Caso che, a ben vedere, è scoppiato già da tempo, soprattutto per quanto riguarda i commenti che da oltre due anni accompagnano la squadra rossoblù praticamente ogni giorno dell'anno, e che, molto probabilmente, secondo molti in realtà non esiste neanche, a causa di svariate ragioni. Ma le critiche nei suoi confronti sono diventate, in questo preciso momento storico, talmente insistenti che non è più possibile, per nessuno, continuare questa forzata convivenza di opinioni estremamente divergenti. 
I capi di accusa principali sono lo scarso rendimento, le poche qualità a disposizione e l'atteggiamento irrispettoso, o almeno così si dice. 

Andare a ripercorrere interamente la carriera di Mattia Destro dal suo sbarco sotto le Due Torri, trattandosi di storia veramente recente, risulterebbe tedioso ed inutile ma procediamo comunque in questo senso, con metodi assolutamente sintetici, dato che potrà tornare utile per analizzare quanto detto in precedenza. 

L'attaccante di Ascoli Piceno è arrivato a Bologna oltre due anni fa decisamente in grande stile: circa 10 milioni di euro il costo del cartellino, che l'hanno reso l'acquisto più costoso di quella sessione di calciomercato, e non solo, per il Bologna, un contratto che gli garantisce all'incirca 1,5/2 milioni all'anno, la maglia numero 10 - che si è stata di Baggio e Signori, ma anche di Giannone e Moscardelli - sulle spalle e tantissimi tifosi ad accoglierlo in stazione. 
Ci sono tutte le premesse per realizzare grandi cose, dunque, no? No, perché la prima stagione inizia male: sono zero i gol segnati sotto la gestione di Delio Rossi, accusato tra le altre cose di non permettere a Destro di esprimersi al meglio a causa dello stile di gioco messo in scena dalla squadra, dettaglio che sembra venire confermato quando Roberto Donadoni prende il posto del tecnico artefice della promozione. Con il bergamasco alla guida Mattia ritrova immediatamente il gol e uno spirito combattivo diverso, che gli permetterà di arrivare a quota 8 reti segnate prima che un infortunio faccia terminare anzitempo la sua prima stagione nel capoluogo emiliano. 
Infortunio che poi, complici anche cure mediche inadeguate, si protrarrà per tutta l'estate, influenzando negativamente la preparazione alla nuova stagione. Stagione che però sembra comunque partire bene, con un gol segnato all'esordio in campionato, al quale purtroppo seguirà una mancanza di continuità realizzativa, che alimenterà dunque le critiche che qualcuno aveva già iniziato a esternare l'anno prima. La stagione si conclude comunque con 11 reti all'attivo, che lo rendono il miglior marcatore stagionale dei rossoblù ma non lo salvano dai commenti negativi, dato che secondo alcuni, che evidentemente dimenticano che a calcio si gioca sempre in 22, "sono state realizzate quando non contava più nulla".
Arriviamo dunque alla stagione in corso, che si apre con l'arrivo di un grande campione, Rodrigo Palacio: in partenza l'argentino avrebbe dovuto svolgere il ruolo di chioccia per i più giovani e "riserva di lusso", ma le eccezionali prestazioni messe in mostra dall'ex giocatore dell'Inter hanno convinto al punto tale da cucirgli addosso la maglia da titolare, e di conseguenza, complice anche un modulo che prevede costantemente l'utilizzo di una sola punta, il minutaggio di Destro ne risente. A questo punto quella "guerra", che fino a quel momento era soltanto accennata, magari anche con insistenza, entra nel vivo: il numero 10 rossoblù diventa bersaglio incondizionato di continue critiche. Sua è la colpa, sempre, a prescindere che la squadra abbia vinto o perso, o addirittura che abbia effettivamente calcato o meno il campo. 
Tutto ciò, le critiche e l'assenza dal campo di gioco, contribuisce a creare un clima teso e surreale dal quale l'ex attaccante della Roma riesce comunque ad emergere, complice l'infortunio di Di Francesco e l'utilizzo simultaneo di Destro e Palacio, mettendo in mostra ottime prestazioni, soprattutto nelle ultime partite, che gli permettono di mettere a referto anche due gol pesantissimi e due assist, l'ultimo dei quali, due settimane fa contro il Milan, arrivato al termine di una bellissima azione. 

Ora che abbiamo ripercorso queste ultime (quasi)tre stagioni, andiamo ad analizzare le critiche di quest'ultimo periodo in loro funzione: 
È assolutamente vero che sia lecito aspettarsi qualcosa di più da un giocatore arrivato con queste premesse, ma sono diversi i fattori da non sottovalutare quando si muovono critiche di questo tipo. Partiamo con un discorso sulla gestione tecnica, che di conseguenza andrà ad abbracciare anche altri punti, come lo scarso rendimento e le effettive qualità a sua disposizione. 
Il primo anno, come appunto già accennato, si diceva che il problema principale di Destro fosse il gioco espresso dalla squadra, lasciando troppo da solo l'attaccante, e senza consegnarli palloni che possono effettivamente diventare pericolosi, è difficile pensare che possa realizzare gol dal nulla, quantomeno non un attaccante come lui. Ora questi dettagli sembrano essere completamente dimenticati, e si chiede al giocatore di andarsi a prendere la palla a centrocampo, se necessario, per poi affondare e trovare la rete. Sarebbe bellissimo, impossibile negarlo, ma Destro non è questo tipo di giocatore. Le sue qualità sono strettamente legate agli ultimi 20 metri del manto erboso, e lo rendono un attaccante capace, pur non essendo ancora arrivato a questo traguardo, di realizzare 15 o più gol a stagione, a patto di avere una continuità di minutaggio, che finora non ha avuto, e un adeguato supporto da parte dei compagni di squadra, e anche questo dettaglio non sempre è stato presente in partita. Perché se gli si chiede di andare a prendere palla a centrocampo, evidentemente vuol dire che non gli arrivano poi così tanti palloni giocabili, esattamente quello che si criticava al gioco di Delio Rossi e, al contrario dell'ultimo periodo, non succedeva nella prima gestione donadoniana. 
Si potrebbe anche criticare la gestione riservata a Destro, che in molte occasioni sembra volerlo punire, soprattutto con sostituzioni difficilmente comprensibili - come l'ultima in ordine cronologico di ieri contro la Juventus - ed ingressi in campo a giochi ormai chiusi che potevano sembrare come degli scarichi di responsabilità ingenerosi sulle sue spalle. Ma questo è impossibile da confermare, rimangono soltanto impressioni, che come tali non possono pretendere di sostituirsi in alcun modo alla verità. 

Infine il discorso dovrebbe toccare l'impegno e la professionalità dimostrati, e anche questi sono discorsi difficili da confermare, dato che nessuno può entrare nella sua testa per capire realmente se, ogni volta che scende in campo, Destro si impegni al 100% o meno. Anche in questo caso però ci si può affidare alle impressioni e, soprattutto nell'ultimo periodo, Mattia Destro non sembra assolutamente un giocatore che non si impegna, anzi, pare aver capito una importante lezione, complici le continue critiche e il periodo di assenza dalla formazione titolare, che gli ha permesso, checché se ne dica, di migliorarsi e che, purtroppo, non sembra essere premiata ne tantomeno anche solo considerata.