Dadaismo calcistico

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 318 volte
Dadaismo calcistico

Le parole che si leggono in questi giorni, fra giornali, social e forum rossoblù, sono nuovamente una ripetizione e, saltuariamente, un ribaltamento di quello che si è sempre detto durante la stagione: partendo da un Destro "che non fa gol", e che ora "segna soltanto contro squadre in vacanza quando non serve più a niente segnare" - però se non avesse realizzato neanche un gol contro Udinese e Pescara, giocando in maniera svogliata e rilassata, come molti credono si giochino le ultime partite di campionato, allora sarebbe stato un insulto ad un'intera categoria di persone - passando per giocatori che non segnano quanto sperato come Krejci, che è comunque il miglior assistman del Bologna e fra i migliori dell'intera Serie A, per finire con giocatori che avrebbero meritato più minutaggio sin dall'inizio della stagione come Di Francesco ed Okwonkwo, senza dimenticare che quest'ultimo, quando è stato gettato nell'inferno della massima serie italiana per la prima volta ha raccolto soltanto sterili ed esagerate critiche. 
Allo stesso modo si sfiora l'esagerazione anche nell'altro senso: pur ammettendo che le critiche immotivate o esasperate non portino a nulla di concreto, anche la volontà di esaltare un giocatore o un'intera squadra soltanto per quanto fatto nelle ultime, ad esempio, cinque partite non può che andare a cozzare con una stagione che sicuramente ha avuto dei momenti bui e non è stata, nonostante tutto, in linea con le aspettative, come confermato anche da chi questa stagione l'ha vissuta dall'interno. 
Parole istintive, passionali e spesso espresse con frasi formulate in maniera confusa, che possono tranquillamente avere ragione di esistere, essendo nient'altro che lo sfogarsi, in maniera più o meno artistica, dei pensieri dei tifosi.
E l'utilizzo del termine "artistico" non è assolutamente casuale, anzi, si ricollega in maniera perfetta agli aggettivi utilizzati in precedenza per descrivere queste parole i quali, essendo aggettivi che vengono usati anche per descrivere una delle più importanti correnti artistiche del secolo scorso, vanno a creare un inconsapevole, ed involontario, Dadaismo calcistico.
Volendo essere il più preciso possibile, osserviamo la definizione che si trova, ricercando in rete, di questa corrente: "Movimento artistico-letterario d'avanguardia sorto a Zurigo nel 1916 e diffusosi poi in Francia e Germania, basato sulla negazione di tutti i valori razionali e sull'esaltazione di quelli istintivi, elementari, infantili, gratuiti e arbitrari dell'individuo;"

Come si può notare da un primo sguardo, molte sono le caratteristiche che accomunano questi due "movimenti". Tutto ciò si può notare dall'arbitrario giudizio di un giocatore x, il quale viene eccessivamente sminuito, insieme al suo rendimento, qualora non si trovasse nelle grazie del giudice di turno o, viceversa, i suoi errori sarebbero perdonati troppo facilmente ed il suo giudizio complessivo verrebbe innalzato da chi stravede per quel determinato giocatore, oppure dall'occhio eccessivamente positivo, o eccessivamente critico, che si sceglie di usare osservando la squadra nel suo insieme. Di questo non si può fare una colpa, ognuno di noi ha i suoi giocatori prediletti all'interno di una rosa, e criticare eccessivamente chi parla o agisce secondo questi criteri risulterebbe incoerente. Ma per descrivere questo Dadaismo calcistico non si può evitare di considerare anche questo aspetto. Allo stesso modo l'esprimere le proprie idee impulsivamente rischia di sfociare nella formulazione di frasi che possono risultare fra l'elementare e l'infantile, esattamente come confermato dalla definizione sopra riportata. 
Non si può parlare di Dadaismo, però, senza citare anche l'intento che, nel 1916, ha spinto svariati esponenti artistici a creare questo movimento: in un'Europa immersa nella Prima Guerra Mondiale, percorrere la strada di un'esperienza artistica che non avesse un vero e proprio fine ultimo era il metodo migliore per criticare una realtà nella quale non ci si sentiva più rispecchiati e dalla quale si volevano prendere le distanze. 

Dettaglio, quest'ultimo, che non si ritrova in questo nuovo Dadaismo calcistico, il quale è stato per l'appunto definito inconsapevole ed involontario.