Chiudiamo la porta (almeno per ora).

 di Gianluca Sarti Twitter:   articolo letto 251 volte
Chiudiamo la porta (almeno per ora).

Finalmente ci siamo, intorno alle ore 22:45 di domenica 28 maggio la Serie A ha chiuso i battenti, regalandoci gli ultimi, per certi versi emozionanti, verdetti. La Juventus, per la sesta volta consecutiva, è campione d'Italia, ma questo si sapeva già, la Roma termina al secondo posto precedendo il Napoli di un solo punto. Atalanta, Lazio e Milan occupano i posti rimanenti per l'Europa. Per quanto riguarda le retrocessioni, invece, il Crotone conquista un'insperata salvezza all'ultima chiamata, relegando l'Empoli in B con Palermo e Pescara. Completano il quadro tutte le altre. 

E il Bologna? Ecco, il Bologna fa parte delle "altre", ovvero quelle squadre che in certi casi hanno superato le aspettative, in altri mantenute e, per completare la sagra dell'ovvietà, in altri casi ancora non le hanno mantenute. 
Si, ma volendo entrare più nello specifico? Il Bologna in quale caso rientra? Rispondere a questa domanda non è facile, nonostante l'obbiettivo principe, ossia l'ottenimento di una tranquilla salvezza, sia arrivato con quattro giornate - ufficialmente, dato che il mancato raggiungimento di questo traguardo rientrava nella sfera del "se... ma quando mai?", come però ci rientrava anche, secondo alcuni, la salvezza del Crotone, quindi va benissimo così. Tornando al discorso principale, dire che questa squadra non abbia mantenuto le aspettative risulta esagerato, e dire che le abbia superate lo sarebbe ancora di più. 

Le ha mantenute, dunque? Nì. Se si guarda solamente al lato pratico allora la risposta non può che essere "assolutamente sì", ma se si decidesse di osservare queste 38 partite più dettagliatamente si potrebbero notare non poche imperfezioni. Le sconfitte casalinghe contro Napoli, Milan e Inter, per esempio, o le trasferte di Udine e Torino - sponda granata - il tutto senza voler scomodare i torti arbitrali o le partite di fine stagione. Entrambi potrebbero essere visti, a seconda dell'osservatore, come giustificazione o punto negativo. Sarebbero entrambi discorsi giusti, ma affrontati già svariate volte, quindi lasciamoli perdere. 

E cosa succederà ora? Nonostante molti si aspettino una rivoluzione, chi per quanto riguarda la panchina e chi per quanto riguarda la rosa, difficilmente arriverà una corrente tanto importante da smuovere le acque, tranquille ma non troppo, bolognesi. Donadoni rimarrà e, nonostante io stesso ho ritenuto più volte fosse necessario uno "scossone", probabilmente è la mossa migliore per garantire il processo di crescita, assolutamente necessario, di questa squadra. Il tecnico bergamasco ha vissuto e partecipato alle ultime tre sessioni di mercato rossoblù e conosce bene gli elementi che ha a disposizione. Un passaggio di testimone a questo punto potrebbe anche significare dover ricominciare tutto da capo, e giudicando le alternative attualmente disponibili non è per nulla certo che questo ricominciare abbia risvolti migliori. 
Lo stesso discorso vale anche per la rosa: i migliori non saranno ceduti, in modo da non dover smantellare le basi poste in quest'ultima stagione, e, anche se difficilmente si vedranno colpi ad effetto, si punterà ad effettuare pochi acquisti mirati che possano tamponare le evidenti lacune di questa squadra, a partire dalla tenuta fisica e mentale nei 90 minuti, la quale per essere limata avrà bisogno soprattutto della mano di un tecnico, per concludere il discorso precedente, che conosca l'ambiente. 
Ma c'è ancora tempo per pensare a tutto questo, per il momento è giusto limitarsi a chiudere, finalmente, la porta di questa stagione, nell'attesa che fra poco più di un mese si aprano quelle del calciomercato, liberando un vaso di Pandora contenente fin troppe ed inverosimili notizie, le quali ci faranno compagnia per un'estate intera.